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Expo di Shanghai 2010 - 8 ottobre 2010 - Fabrizio Favale si esibisce oggi nello stand di Bologna

Di rientro dal Seoul International Dance Festival di Seoul (Sud Korea), il danzatore Fabrizio Favale porta in scena nello stand della Città di Bologna all’Expo di Shanghai i suoi ultimi lavori

Il gioco del gregge di capre
"Il gioco del gregge di capre" [capitolo interno alla produzione 2009 Se fossero le Alpi] è risultato vincitore al XIII International Festival of Choreographic Miniatures, Belgrado e ha ricevuto il primo premio per la sezione "Solo contest" al 14MASDANZA - the International Contemporary Dance Festival of Canary Islands
Questo solo, danzato da Fabrizio Favale, ha una durata di 12 minuti, durante i quali il danzatore elabora le dinamiche osservate, ma anche immaginate, nei greggi di capre. Il risultato è una composizione di ordine misto fra il reale, ovvero il corpo che emette dinamiche, e il fantastico, lo sfondo immaginale sul quale poggia.
Ideazione, ricerche coreografia Fabrizio Favale
Assistente alla coreografia Andrea Del Bianco
Collaborazioni tecniche Alberto Trebbi
Con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna e Gammarad Italia

Un ricamo fatto sul nulla
In occasione della prima assoluta presso il National Theatre di Belgrado il 12 Maggio 2010, questo lavoro ha ricevuto la Menzione Speciale per "i contenuti raggiunti, l'interezza e l'espressività di interpretazione, oltre a una forma di grande carica emotiva".
Questo lavoro è composto da un solo e da un trio. I due diversi brani coreografici sono in sé conclusi, pur trovando nella vicinanza un completamento di senso.

Solo
Una mattina, a colazione, un mio amico, il coreografo Michele Di Stefano, mi chiede che linea sto dando all'attuale lavoro. Rispondo che il mio problema al momento è "come spostarmi da qui a lì". Questa risposta mi ha sorpreso, ed è rimasta per un pò lì, sospesa, prima di dileguarsi. Come se non l'avessi data io... Ma era una risposta? No, era la comparsa improvvisa di una domanda che chiedeva, appunto: "come mi sposto da qui a lì?". Che strana domanda, è così semplice che cela senz'altro qualcos'altro. Ora mi pare una domanda-fondale, una domada-roccia: come se la sua provenienza sia da un fondo oceanico. Oppure mi pare una di quelle domande che amano comparire con le sembianze di un fanciullo, pronto, col suo sorriso, a far sgretolare un mondo. Forse perché è così inattesa da non essere percepita neanche come domanda, e, al contempo, così scontata e ripetuta, nel mestire di coreografo, da risultare estenuata: un tappeto su cui normalmente si cammina, e a cui più non si bada. Il problema è che sembra che domande come questa non vogliano, per così dire, una risposta particolare; anzi sembra che non vogliano affatto una risposta: forse perché la risposta è già contenuta nella domanda? E vuole essere solo riconosciuta? Vediamo. Se qualcosa chiede un "come" (spostarsi da qui a lì), vuol forse dire che è escluso lo spostamento diretto, e che occorre dunque un "modo". Non è specificato quale di preciso, e forse è anche superfluo individuarlo: l'importante è che lo spostamento non sia diretto e coatto. Occorre allora che venga riconosciuta una differenza, anzi la differenza, che dice: "così o cosà, non sono la stessa cosa". Certo, ma cosa bisogna fare? Delle circomvoluzioni? Dei giri larghi? Prendere delle vie tortuose per andare da qui a lì? Oppure occorre solo prendere tempo?... Non si sà. Perché il fanciullo se n'è già andato. E' ritornato là da dove è venuto, portandosi così domanda e risposta assieme. E ora? Che fare senza fanciullo? Forse un ricamo. Un ricamo fatto sul nulla.
Coreografia e danza Fabrizio Favale

Trio
In occasione della prima assoluta presso il National Theatre di Belgrado il 12 Maggio 2010, questo lavoro ha ricevuto la Menzione Speciale per "i contenuti raggiunti, l'interezza e l'espressività di interpretazione, oltre a una forma di grande carica emotiva". Questo brano coreografico si svolge, dall'inizio alla fine, in una linea composta da tre danzatori, uno dietro l'altro. Ogni movimento, ogni articolazione, ogni dinamica attraversata da uno è il filo di movimento che corre e attraversa lo spazio vuoto e il tempo, e si articola, si ritorce, si assottiglia, si sgrana, si infittisce, si biforca, si attorciglia e svanisce fra le pieghe del movimento dell'altro: come in un altro ricamo fatto sul nulla.
Ideazione, ricerche, coreografia, set e luci Fabrizio Favale
Danza Samuele Cardini, Marta Cappaccioli, Martina Danieli
Con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna e Gammarad Italia.

Fabrizio Favale
Due importanti borse di studio delineano la formazione come danzatore di Fabrizio Favale, l'una nel 1990 all'American Dance Festival, Duke University of North Caroline USA, l'altra nel 1991 al Centro Regionale per la Danza Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia. Entra a far parte dell'organico della Compagnia Virgilio Sieni Danza dove è solista dal 1991 al 1998. Danza come ospite e collaboratore alla coreografia nelle compagnie Michele Pogliani e MK. Più volte premiato dalla critica, nel 1996 Fabrizio Favale riceve il "premio della critica come miglior danzatore italiano dell’anno". Nel 2000 iniziando un percorso indipendente di ricerca nella coreografia, fonda la Compagnia Le Supplici. Fabrizio Favale è inoltre ideatore e realizzatore di una serie di progetti speciali indipendenti dedicati alla ricerca e alla sperimentazione nell'ambito della panorama della giovane danza d'autore, tra i quali nel 2004 "Leib – ricerche sul corpo vivente e la presenza", nel 2007 "Kosa – contenitore energetico per la ricerca sulla danza e sul suono", e nel 2008 "SONYA – spazio contemporano per la ricerca sulla danza".
Fulcro attorno al quale ruota la costante ricerca coreografica e principale veicolo attraverso cui Fabrizio Favale e Le Supplici costruiscono i loro lavori è il corpo e lo sfondo immaginativo nel quale i movimenti del danzatore si riflettono. Appoggiandosi alla vasta gamma di qualità dinamiche e percorsi ritmici che il danzatore riesce a generare, Le Supplici ricercano nuove forme di bellezza negli istanti in cui le forme nel loro apparire si sottraggono, dileguandosi. L'emozionale, inteso dal gruppo, non è sostenuto infatti dalla forma che resta, ma dalla forma che nel presentarsi è già svanita e divenuta altro. Sull'onda di questo vuoto lasciato da forme che svaniscono incessantemente, la costruzione stessa dei lavori non cerca il riempimento visivo, ma, arrestandosi per un momento, accoglie lontananze immaginate, ossia apre allo spazio negativo. Il coreografare non è qui solo inteso come determinazione di nuovi spazi e nuovi tempi, ma come continuo travaso da uno spazio indicato dal danzatore a spazio negativo e da tempo indicato a tempo immaginato.

Info: www.lesupplici.it

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